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BREVE STORIA DELL\'ALBANIA
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S'AFËRMI
MIRËSEVINI

BREVE STORIA DELL\'ALBANIA


Il destino dell\'odierna Albania non si potrebbe comprendere senza prima narrare il suo passato storico.
Come conseguenza, dovremmo, dalla soglia del duemila, ritornare pazientemente indietro di almeno tre milla anni.
In quell\'epoca, l\'Albania era un paese che viveva una sua civiltà.
I progenitori del popolo albanese erano gli illiri, una popolazione indoeuropea, che si stanziò nel territorio possedente come opposti confini il fiume Danubio e il mare Egeo.
Questo suolo, fu conosciuto sotto il nome di Illiria.
Verso il 350 a.C. la situazione del paese era la seguente:
Nella zona di Scutari (nel nord d\'Albania), sorse per la prima volta un regno indipendente d\'Illiria, mentre nelle regioni più meridionali esistevano insieme con la popolazione locae, già alcune colonie greche (Durrazzo, Apollonia), che faccevano capo al regno dell\'Epiro.
Fu proprio il regno di Scutari, appassionatamente e testardamente legato alla propia libertà ed indipendenza, a conoscere anche un grande sviluppo economico, lo splendore del quale toccò l\'apice sotto il regno della regina illirica Teuta (nome che attualmente va tenuto con orgoglio da molte donne albanesi).
Ma il rapido sviluppo del regno illirico preoccupava non solo la Grecia, ma anche Roma, le due civiltà più forti e piu antiche del tempo.
Era Roma colei che mirava all\'estensione del proprio controllo sul mar Adriatico.
Ebbero così inizio le lunghe guerre illirico-romane, che si conclusero nel 168 a.C. con la vittoria dell\'impero di Roma.
La dominazione romana durò anche per il popolo albanese per più di cinque secoli e mezzo.
Quando nel 350 a.C. l\'impero romano si divise in due, l\'Albania toccò a Bisanzio.
E per altri nove secoli essa restò sottomessa all\'impero orientale come provincia di frontiera, ma per lo più solo formalmente.
In quest\'arco temporale, infatti, moltissime furono le invasioni da parte di unni, goti, slavi ed avari. Addirittura nel 917 d.C, gran parte del territorio fu annessa all\'impero bulgaro sino al 1019 d.C, quando Bisanzio la riconquistò.
Cosi si apre l\'XI secolo.
Egli è conosciuto come il periodo durante il quale l\'Albania incominciò a restringere dei legami con l\'Occidente ed a subire la penetrazione italiana: militare da parte dei Normanni e dai successivi re di Sicilia e di Napoli, commerciale da parte di Venezia, mentre a nord si andava espandendo il regno dei serbi.
Attenzione: quest\'ultimo si andava espadendo nel nord d\'Albania nel XI secolo. Proprio mentre la popolazione albanese tentava di ricostruire un legame con l\'Occidente.
Verso la metà del XIV secolo, l\'imperatore serbo Stefan Dusan estese il suo dominio da Scutari a Valona.
Dopo Dusan l\'impero serbo si frantumò, dando l\'occasione alla nobiltà feudale albanese di formare i loro stati feudali indipendenti.
Ed eccoci arrivati all\'anno 1388.
Questa fase ebbe inizio con la lunga resistenza albanese alla lenta ed ardua invasione dei territori da parte dell\'impero otomano.
L\'invasione fu favorita anche dalla situazione di lotta tra le varie signorie locali, spesso causata attraverso la diversione dei turchi.
Mentre il processo della grave usurpazione ebbe finalmente termine, conobbe una rinascita uno degli atti più maggiormente distinti della resistenza albanese.
La prima sontuosa manifestazione causata da una conoscenza nazionale del paese si ebbe proprio nel XV secolo, quando l\'eroe Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, (1403-1467), figlio del capo della tribù dei Mirditi, diede vita alla \"Lega dei popoli albanesi\", che, capeggiata dallo stesso Scanderbeg, contrastò vitoriosamente i mussulmani dal 1444 al 1467.
Solo dopo la morte di Scanderbeg riiniziò l\'invasione dei territori albanesi, durata per più di diec\'anni a causa della grande resistenza.
Perchè fu brillante questa guerra per la libertà?
Perchè fu uno dei migliori tentativi di ricostruire uno stato moderno.
La verità incontestabile di questa affermazione trova sfondo nel momento in cui il vessillo dei Castrioti, l\'aquila nera bicipite in campo rosso, divenne col passare del tempo, la bandiera nazionale del paese.
Nello stesso periodo, questo primo stato albanese aveva come suoi fondamenti i legami con l\'Occidente, principalmente con la repubblica del Veneto e il regno di Napoli.
Queste alleanze furono talmente forti, da richiamare Scanderbeg in Italia, per capeggiare un\'esercito albanese riunito in aiuto del re di Napoli.
Questi profondi legami sono rimasti talmente impressi nella storia, che è sufficiente una passeggiata nel centro di Roma, per poter\'imbattersi con l\'ampia piazza Albania, avente dentro un\'imponente statua rappresentante Scanderbeg cavaliere.
Durante i giorni della sua visita a Roma, l\'eroe nazionale albanese soggiornò in un\'albergo vicino alla Fontana di Trevi.
Con lo scopo di comprendere meglio le preferenze occidentali di Scanderbeg, aggiungiamo un\'altro particolare: su la base della sua statua nel centro di Roma, si trova scritto \"Roma ricorda il V centenario della morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, impavido difendore della civiltà occidentale\".
Il Papa e l\'Europa riconosce l\'eroe nazionale albanese come tutelatore del Cristianesimo.
Essendo Scanderbeg stesso un cristiano, lo era anche il popolo da lui guidato.
Morto Scanderbeg, l\'intero territorio albanese all\'inizio del XVI secolo cadde in mano ai turchi. Con il loro arrivo, un nuovo fattore religioso, l\'Islam, entrò nella vita degli albanesi.
Tra gli ortodossi, alcuni preferivano immigrare, mentre molti altri nella parte meridionale, restarono soggetti all\'autorità spirituale del patriarca greco riconoscosciutagli dai turchi sui suoi propri fedeli.
Tra i cattolici conservarono la propria fede sopratutto gli abitanti dei monti del nord.
Ma la gran massa divenne mussulmana.
In questo modo, per quasi cinque secoli, fino all\'arrivo del ventesimo, l\'Albania sarebbe rimasta sotto il dominio turco. Questo lungo periodo, anche se molto complicato e dramatico, non fu mai una storia di convivenza pacifica tra gli albanesi e l\'impero otomano d\'oriente.
I momenti relativamente tranquilli, si susseguivano da rivolte popolari, le ribellazioni continue terminavano con terribili insanguinamenti.
Questa fu la situazione fino al XIX secolo.
Tutto l\'ottocento in Albania fu caraterizzato da un graduale rissollevarsi del spirito d\'autonomia e libertà, l\'intera ispirazione e la narrazione politica di questo movimento fu il Rinascimento europiano sintetizzato in Francia ed Italia.
Sino ad arrivare al 1912, alla proclamazione dell\'indipendenza da parte di Ismail Kemal, un prestigioso politico albanese.
Nel 1913, solo un\'anno dopo la faticosa dichiarazione d\'indipendenza, la Conferenza degli Ambasciatori tenuta a Londra, decise di togliere all\'Albania metà del proprio territorio, per darlo al regno serbo.
Metà del suolo fisico, le pianure più fertili che lo stato possedeva, il suo sottosuolo più ricco, quella parte della nazione che diventò famosa per il suo spirito di resistenza contro la dominazione turca.
La parte maggiormante ampia delle terre sotratte si chiama Kosovo.
Nel 1913, periodo conosciuto dal popolo albanese come \"un\'anno sfortunato\", come se non fosse bastata la dimezzazione della loro nazione,i territori rimasti furono attaccati dal esercito greco, i montenegrini e i serbi.
Subbì anche l\'occupazione dell\'esercito italiano. Non rimasero indietro anche l\'esercito austriaco e quello francese.
Dopo questo, soltanto nel 1920 l\'Albania riaffermò la propria indipendenza nel momento in cui fu ammessa alla Società delle Nazioni.
Esattamente nel 1920, Ismail Kemal fu trovato morto in un\'albergo nelle vicinanze di Perugia.
Lo stato dimezzato e finalmente ammesso internazionalmente più tardi di qualsiasi altro paese europeo, sempre in cerca del legame con l\'Occidente, fu coinvolto in un periodo di lotte politiche interne.
Una rivoluzione liberale in favore dell\'Occidente si fronteggiò, nel luglio del 1924, dal famoso intelleytuale albanese Fan Noli, il potere del quale fu rovesciato dal suo rivale Ahmet Zogu, aiutato da un esercito trionfante arrivato dalla Serbia.
Ahmet Zogu, esponente dell\'oligarchia agraria conservatrice, fu Pressidente della Repubblica d\'Albania dal 1925, e dal 1928 si autoproclamo re, conferendo al paese la forma monarchicha ed instaurando un regime autoritario.
Fu quasi immediatamente chiaro il fatto che questo regno tentava di sopravvivere coovivendo faticosamente con l\'oriente e con l\'occidente, dando a volte l\'impressione di avere delle preferenze per quest\' ultimo.
Ma ormai era chiaro che il regime autoritario era sostenuto dal governo italiano, il quale aveva già esteso il suo protettorato sul paese.
Non appena Zogu tentò, su pressione francese ed inglese, di liberarsi dalla tutela italiana, questo governo ordinò l\'occupazione del paese nel 1939.
Il re abbandonò il suo popolo poche ore dopo lo sbarco in Durrazzo da parte dell\'esercito di Mussolini diretto a Tirana.
La corona d\'Albania fu così assunta da Vittorio Emanuele III.
Ebbero inizio in questo modo, altri cinque anni decisivi per la sorte dell\'Albania.
L\'invasione militare fascista italiana non poteva avere altre conseguenze che la reazione degli albanesi, i quali, programmavano una guerra di liberazione.
Questa forte aspirazione, fu capita meglio dal partito comunista.
Fronteggiato da Enver Hoxha, guidò la lotta di liberazione nazionale, e approffitando di questo ruolo, eliminò i rivali interni politici.
Alla fine del 1944, l\'Albania fu liberata dalle truppe nasi-fasciste, però, rimase totalmente sotto il controllo comunista, legato alla Mosca e al Belgrado.
Ebbe inizio una feroce dittatura, che continuò per 46 anni consecutivi.
Per lo stesso periodo di tempo, la dittatura nominata \"del proletariato\", portò a termine il più profondo isolamento mai avvenuto tra l\'Albania e l\'Occidente, i paesi sviluppati, democratici e liberi, che furono dichiarati appertemente paesi imperialisti e nemici.
Per quarantasei anni, tutti i legami furono visti proiettati solo verso l\'oriente dal gruppo dirigente comunista.
All\'inizio col Belgrado.
Quando nel 1949 terminò quest\'alleanza, rinforzò quella con Mosca.
Nel momento in cui chiuse bruscamente quest\'ultima, creò i ponti di sopravivenza col Pechino.
Quando finalmente terminò l\'alleanza anche col Pechino nel 1978, contro le ipotesi e le speranze che dettavano ormai come unica salvezza l\'Occidente, i paesi che distavano di pochi chilometri, Enver Hoxha e il suo gruppo d\'appoggio, sempre più ridotto di numero dalle pulizie continue, fecce l\'atto suicida di isolarsi profondamente.
Nel 1978, la paranoia estrema del dittatore, fecce in modo che il piccolo e sforzato paese dichiarasse guerra politica a tutto il mondo.
Divenne ormai nemico dell\'oriente, perchè trasformato in revisionista, e dell\'occidente, perchè rimanevano sempre secondo la sua oppinione, paesi governati da regimi antidemocratici.
La crisi economica che comprese l\'intero paese, ebbe conseguenze imprevedibili.
Nel 1983, riiniziò l\'alimentazione del paese con il sistema della tessera, usata all\'inizio del dopoguerra.
Una comune famiglia albanese, aveva diritto ad avere al mese solo un o due chili di carne di mucca vecchia, o di bue magro fino alle ossa.
Nel 1985, la vita di Enver Hoxha, comunista della linea feroce, ebbe fine.
Fu sostituito da Ramiz Alia, compagno di guerra ma comunista di una linea più moderata.
Egli fece un\'inutile sforzo di uscire dalla crisi generale, ma rimase sempre schiavo della ideologia di Hoxha.
Il 1989 sconvolse l\'intero oriente comunista, e i loro regimi caddero uno dopo l\'altro.
Un\'anno dopo, rimasero incrollati due governi legati in maniera diversa al bolscevismo, paesi che si trovavano rischiosamente molto vicini, la Serbia e l\'Albania. Come loro confine, il Kosovo, il semiterritorio e l\'etnia albanese sottrati nel 1913.
L\'ultima speranza di sopravivenza, l\'Albania la poteva realizzare grazie al Kosovo: rialzarlo per poter essere liberato e separato dalla Serbia.
Quest\'atto sarebbe anche servito a salvare il regime da un suo crollo.
Ma non fecce questo passo disperato. Lo stato albanese, seppur fuori tempo, reagì come richiesto dalle tradizioni secolari: non si intromise nella vita del paese vicino, anche se provava da lungo tempo del risentimento.
Mai nella storia albanese ci furono testimonianze di un\'attacco ad un paese vicino o di una sua destabilizzazione.
Non fu mai visto un\'esercito albanese attaccare o dare in fiame Belgrado, Istambol, Soffia, Atene, Roma o Vienna?
Ci furono solo testimonianze di militari serbi che per più di diec\'anni massacrarono o darono fuoco; eserciti turchi che per quasi cinquecento anni imposero con i ferri, fuoco e furbizia il loro dominio; militari greci che all\'inizio del XX secolo si aggirarono intorno al sud del paese ed usare le armi.
Fin dal primo momento in cui il popolo albanese incominciò ad avere le prime forme dell\'organizzazione indipendente, 2200 anni fà, comparirono gli eserciti romani.
Dal 168 d.C fino al 1943, risulta che il militare che oltrepassò più volte la soglia albanese fu quello di origine italiana.
Ma il 1989-1990, fu il periodo decisivo per la sorte dell\'Albania.
Qui, essa si distacca dalla Serbia.
Belgrado ed il dirigente della sua amministrazione, Sllobodan Milloscevic, per cavalcare il nazionalismo e realizzare la sopravivenza della casta comunista del paese, si scagliò sul Kosovo, picchiando ed insanguinando, chiudendo le scuole albanesi, togliendo il potere al piccolo parlamento, chiudendo le redazioni delle radio, dei giornali e della televisione, sottraendo completamente l\'autonomia datta nel 1974 dal comunista Tito.
Tirana iniziò a calpestare la sua izolazzione. Ebbe principio l\'apertura dei confini.
Gli atti coraggiosi del suo passaggio, spesso, in mezzo agli spari delle guardie del confine, si avviarono durante la primavera del 1990. La maggior parte dei rifugiati illegali si indirizzava verso la Grecia. Dal popolo del paese vicino furono ospitati con un affetto inaspettato.
Ma la fuga più grande, e al nociolo, l\'invasione dei confini chiusi, fu quella chiamata \"l\'ingresso alle ambasciate straniere\".
L\'evento ebbe luogo a Tirana a luglio dello stesso anno.
Migliaia di albanesi, principalmente giovani, sormontarono i cancelli delle ambasciate occidentali situate nella capitale, rimanendo in quell\'ambiente per molti giorni, finchè costrinsero il governo comunista del tempo di permettere a loro un viaggio verso i paesi desiderati: Italia, Germania, Inghilterra, Francia.
Questa fu la protesta più grande mai fatta contro il governo comunista, perche il popolo era fuggitivo e allo stesso tempo ribelle.
Le fondamenta del regime si scossero.
In quegli ultimi giorni d\'estate, una folla di persone assalirono nei porti le navi con cui partire. Erano in molti quelli che costruirono mezzi naviganti dei più strani, per oltrepassare come dei Robinson Cruso il mare Egeo o l\'Adriatico.
Molti mirarono l\'Italia. Come meta, ma anche come punto di passaggio nel loro sogno cosi tanto voluto: l\'occidente.
In un film di Giani D\'Amelio intitolato \"L\'America\", si tratta di questa travolgente esperienza del popolo albanese.
Questa fuga che in Albania suonava come un inno di libertà.
Ma il regisore italianno di talento, questo grande atto di emancipazione albanese lo descrive come un ciecco instinto di un popolo affamato, malvestitio e sporco, di un\' etnia mentalmente mediocre, governata dai sentimenti di violenza e crudeltà, e addiritura, con il vizio di rubare.
D\'Amelio va talmente lontano nella sua creazione bruttale, da trasformare anche la cosa più addolorante: un\'italiano rimasto dopo la guerra ed incarcerato in Albania dal comunismo, lo descrive come un vecchio ridotto a girovagare e a chiedere l\'elemosina, chiuso da una folla di bambini in un fortino per dargli fuoco.
D\'Amelio non mostra la realtà.
Mai il popolo albanese si è comportato in un tal modo con gli italiani. Di questo fatto esiste una testimonianza, perla dell\'amicizia con il paese vicino.
Durante la fine dell\'estate del 1943, dopo quattro anni di dominio sul territorio albanese e di violenze ripetute, l\'Italia fascista cadde. L\'esercito tedescho, in collera con i loro alleati battuti, iniziò a cercare ovunque i militari italiani per fucilarli immediatamente.
Per proteggerli dalla morte sicura, gli albanesi nascosero i ricercati nelle loro case. Non si parla del salvataggio da un massacro di cento o mille soldati abbandonati dal loro paese in una terra straniera, dove violentemente entrarono e si comportarono nella stessa maniera.
Si tratta di quasi quarantamilla persone, riparate e prottete da famiglie anche con figli assassinati da loro.
Quello che non volle esser capito dal regista, fu compreso dal suo popolo.
Queste grandi ondate di fuggitivi, furono attese con evidente compassione, e un ispirazione di solidarietà comprese l\'intero paese.
Si ripettè un\'altro aspetto della storia delle relazioni fra l\'Italia e l\'Albania: quello dell\'umanità di un popolo semplice.
Non era vero solo il fatto che per l\'albanese rimanente nel suo territorio, l\'italiano arrivato avesse l\'immagine del militare armato fino ai denti. Era vero anche l\'altro fatto: per l\'albanese fuggito dal suo paese nei momenti più drammatici, l\'italiano nelle coste del suo territorio rappresentava l\'uomo perbene che ti invitava a casa e ti offriva un pò del suo pasto.
Verso la fine del XV secolo, prima e dopo la morte di Skanderbeg, l\'Italia affrontò tre grandi ondate immigratorie formate da cattolici albanesi fuggenti dall\'invasione islamica.
Da quel momento, nella nazione italiana, feccero parte anche le etnie italo-albanesi, i successori dei primi immigrati.
Nell\'estate del 1990, si segnava la fine dell\'isolamento in Albania. In una riunione con degli intelletuali tenuta nel mese di agosto, si facceva pressione a Ramiz Alia perchè dichiarasse il pluralismo.
Egli non accettò il pluralismo politico, dei partiti, ma ebbe un comportamento che permise di poter sospendere le leggi sull\'illegalità della libertà religiosa, economica e della parola.
Fu ancora poco.
In quel momento, lo scrittore Ismail Kadare creò un terremoto: si allontano pubblicamente verso Parigi.
Il suo atto sfidante, messe in una posizione ancora più difficile la capitale ufficiale, che, anche se debole, tentava disperatamente di rimmanere in piedi.
Perfino gli studenti dell\'Università di Tirana iniziarono a ribellarsi al regime: protestando in piazza essi unirono le loro voci con quelle di molti intelletuali e lavoratori dell\'intero paese chiedendo il pluralismo.
Una loro rappresentanza persistè e incontrò Ramiz Alia, il quale gli attese diccendo che era troppo presto per un\'esperienza simile, proponendo \"il pluralismo della oppinione\".
Ma la protesta ormai si era responsabilizzata e chiarita sulle sue intenzioni.
All\'inizio di ottobre, si formò il primo partito dell\'opposizione, il partito Democratico Albanese.
Il regime fu costretto ad accetare la creazione di altri partiti, ed il confronto elettorale con essi.
Intanto, le condizioni economiche del paese erano peggiorate, la guerra politica era diventata aspra e senza mancanza di colpi. Questa situazione meteva in rischio la situazione del paese.
Il \"Pelican\", una grande operazione umanitaria dell\'Unione Europea diretta dall\'Italia, riuscì a oltrepassare la crisi della fame ed a conservare la stabilità del paese.
Si fecce strada in tal modo, a un concorso elettorale, tenuto nel marzo del 1991.
I successori dei comunisti ebbero la vittoria, ottenendo la protesta dell\'opposizione.
Dopo tre mesi, i vincitori furono costretti ad accetare una collaborazione al governo con il partito avversario. In un programma liberale, si annunciò ll fondazione del Partito Socialista.
Dopo sei mesi di vita della coalizione dei partiti, chiamato \"Il governo della stabilità\", il Partito Democratico non rispettò il patto, per arrivare dopo tre mesi di governo tecnico alle seconde elezioni pluraliste nel 22 marzo 1992.
L\'opposizione ebbe una maggioranza notevole di voti, segnando la sconfitta dei socialisti che passarono all\'opposizione.
Dopo un\'anno, il popolo venne chiamato alle urne per sciegliere l\'amministrazione locale. Il partito governante scende al 43%, con un\'avvicinamento evidente dei socialisti, aventi quasi il 42%.
Due anni dopo, il 16 dicembre 1995, avvenne il quarto confronto elettorale, un referendum per la costituzione proposto dal governo.
L\'opposizione, fronteggiata dai socialisti vinse, non accettandolo.
Il 26 maggio 1996 ebbe luogo il quinto confronto elettorale. Il Partito Democratico al potere calpestò il diritto di voto, atto denunciato dalla comunità internazionale.
Alla fine del 1997, iniziò il crollo di un intero sistema finanziario basato sull\'inganno, dove gli albanesi avevano investito i loro risparmi della cifra di più di due milliardi di dollari.
Questo causò la protesta del popolo, degenerata a causa della nonamministrazione democratica del governo e della politica, nella caduta dello Stato, in anarchia e saccheggio di massa dei depositim delle armi, dei magazzini delle merci, degli edifici pubblici, dei municipi, delle sedi del partito al potere, dei tribunali e dei commissariati.
In aprile del 1997, la communità europea mandò in Albania delle forze militari pacifiche.
L\'operazione cappeggiata dall\'Italia fu chiamata Alba.
Il suo obbietivo era il ritorno alla normalità e lo sviluppo delle nuove elezioni.
Esse furono tenute a giugno. Come partito vincente si segnò quello Socialista.
Il sesto confronto elettorale avvenne nel novembre del 1998, ed ebbe la forma di un referendum proposto dai socialisti e dalla coalizione all\'governo. Il Partito Democratico votò contro, ma il variante proposto vinse con un risultato stretto.
Cosi, l\'Albania appena affaciata in una società aperta, anno dopo anno ha riempito tre decenni di pluralismo.






Questo vuol dire che essa è ancora in cerca di se stessa.
Le scosse che la accompagnano, non raramente anche compagne di viaggio con forze distruttive, non sono altro che turbamenti che accompagnano un vulcano ancora attivo.
L\'Albania non vive in condizioni normali né come nazione, né come società. Come nazione è stata divisa a metà nel 1913.
Come stato iniziò a funzionare realmente solo dopo il 1925. Fino al 1939, da repubblica divienne monarchia autoritaria. Il 7 aprile di quell\'anno i fascisti italiani invasero il suo territorio, frammentando anche quel piccolo stato rimasto. Nel 1943, subbì un\'invasione nazista che lo distrusse completamente. Alla fine del 1944, il paese cadde nelle mani dei comunisti stalinisti, che crearono uno stato anormale, o più esattamente, un\'antistato, che crolla nel 1990. Dal 1991, e per di più dopo il 1992, iniziarono i primi tentativi per uno stato democratico. Non sempre con un risultato certo. Basta citare i tumulti del 1997,dove egli fu gravemente colpito dall\'anarchia.
Come società organizzata da molti partiti, l\'Albania ha l\'esperienza dei due-tre anni all\'inizio della terza decade di questo secolo, come anche gli ultimi anni del novanta e primi di duemilla. In tutta la sua storia come stato, l\'Albania non ha nemmeno la metà di anni segnati dal pluralismo.
Non attrezzata con strutture solide statali e l\'esperienza di una società organnizzata modernamente, l\'Albania ha una profonda cultura di convivenza e toleranza.
Il paese è composto dai Geg a nord, ed i Toschi a sud. Non è mai avvenuto un conflitto tra le due parti, nonostante la provocazione durante la tortuosa storia albanese.
Le principali religioni del paese sono: l\'islam, la religione ortodossa e quella cattolica.
Non si è mai registrato un conflitto tra di loro, anche se per molto tempo stimolato.
La parte laica del popolo o quella ateista non si contrapose alla parte credente. Perfino durante il governo comunista di Enver Hoxha che dichiarò illegali queste tre religioni, il conflitto non fu iniziato nemmeno dall\'ateismo di massa che fu imposto agli albanesi.
Si prova un senso di dispiacere sentire alla media straniera persone che sintetizzano forse troppo gli indici del pluralismo religioso in Albania. Secondo loro gli albanesi sono per un 70 per cento mussulmani, per un 20 percento ortodossi, e per un 10 per cento cattolici.
Queste erano cifre d\'arbitrio anche all\'inizio di questo secolo.
L\'Albania nella soglia del duemilla è composta anche da un numero elevato di laici, non pochi ateisti, ma il raporto tra le proporzioni delle religioni tradizionali sono cambiate. Ormai si può dire che il paese è costituito da tre parti quasi uguali laiche, mussulmani e cattoliche. Altretanto, si può dire con sicurezza che nessuna di queste forze si impone sull\'intera società, per di più quella mussulmana come desidera qualcuno per poter dichiarare l\'Albania come un territorio islamico.
Si può perfino dichiarare che il popolo albanese nella sua intera storia della convivenza con l\'islam, non ha mai combattuto per proteggerlo.
Si hanno testimonianze solo di una battaglia titanica che egli ha fatto per il Cristianesimo.
Ma un grande personaggio albanese, Madre Teresa, non è anche essa una gigantesca rappresentazione del Cristianesimo?






























Caro lettore,

L\'Albania è un paese normale, non credere al rumore prodotto in abbondanza da certe camere televisive o diverse penne giornalistiche.
Sono solo quelli che, incapaci di farsi un nome con la loro bravura, sperimentano la carriera sulla pelle degli altri.
L\'Albania ha teatri famosi, letteratura apprezata nel mondo intero, giornali autorevoli, televisione pubblica e molte stazioni private, molti università, accademie.
L\'economia del paese, anche se con le comprensibili difficoltà di una transizione, continua il suo processo di ingrandimento.
Il mercato è ricco. I scambi commerciali son stati di natura intensiva a partire dal 1991, sempre orientati verso la Communità Europea, principalmente verso l\'Italia, che possiede anche un ruolo fondamentale.
In caso desideraste visitare l\'Albania, cari lettori, anche come turisti, la spiaggia è incantevole e gli alberghi semplici o lussuosi si trovano in grande numero.
Potreste venire anche sotto i ruoli dei bisnesmen, cosa che ci farebbe piacere, perchè speriamo un giorno di avere un sviluppo economico degno di voi.
Potreste venire anche come curiosi, come appassionati della coinvolgente storia albanese, della sua magnifica etnografia, delle canzoni folcloristiche e dei balli...
In caso foste dei scritori, potreste scrivere un libro di successo sull\'Albania!
Se invece vi sentite dei pittori, le mani e il vostro pennello, immersi nei colori dei paesaggi albanesi sorprenderano favorevolmente i critici a Londra, Madrid, Berlino o New York e Mosca.
Se siete degli attori, visitateci! Il popolo albanese è un eterno ammiratore di quest\'arte, e vi cogliera con grande entusiasmo.
Se siete dei cantanti, sarete sommersi dagli applausi!
Anche se provenienti da innumerevoli paesi diversi tra loro per lingua e tradizioni, gli albanesi vi capirano immediatamente, anche perchè la loro gioventù è forse una delle poche che coltiva da sempre l\'amore per le lingue straniere.
In caso decideste ti dar\'inizio ad un sorprendente viaggio, chiamate questo paese!
Incominciate a formulare il prefisso 00355, dopo quello della città desiderata, per finire con il numero della persona o dell\'ufficio con il quale volete mettervi in contatto.
La lingua che ascolterete sarà una lingua estremamente speciale, una delle sei lingue più importanti d\'Europa e una delle undici più antiche del mondo.
Visitateci, e se in qualcosa non siamo sviluppati come voi, perdonateci!
Almeno con la generosità non vi deludereremmo mai.
Nemmeno con l\'ospitalità!



Ylli Polovina



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